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NewSpark n. 65 - del 15/10/2002
- Il mobile nel Settecento
Tra la fine del ‘600 e l’inizio del ‘700, invece, in Inghilterra è il momento dello stile William and Mary e nella prima metà del ‘700 del Queen Ann e primo georgiano (fino al 1760). I primi anni del Settecento inglese vedono l’affermazione del Neo-palladianesimo, dovuto alla pubblicazione delle due opere di riferimento, nel 1715 i Quattro Libri dell’architettura del Palladio e il Vitruvius Britanicus di Colin Campbell che influenzeranno tutto l’arredamento e l’architettura in generale, grazie anche all’opera dell’architetto William Kent. Caratteristici di questo periodo, oltre ai laccati, sono i mobili in gesso dorato.
La lacca è una resina vegetale che, mescolata a pigmenti e applicata in strati sottili su carta o stoffa decora le superfici lignee; gli strati vanno da trenta a cento circa e sono sempre levigati ad uno ad uno. La base viene dipinta sempre con lacca colorata o viene incisa o intagliata o ancora decorata con madreperla o foglie d’oro. A Venezia è inventata una lacca detta “povera”, dove al posto delle scene dipinte, vengono applicate stampe colorate.
Tra i primi decenni del ‘700 e gli anni ‘70, Luigi XV di Francia dette vita al Rocaille o Rococò; altissimo in questo periodo è il virtuosismo delle arti decorative (lo stile Luigi XVI sarà invece caratterizzato da un nuovo classicismo).
La decorazione dei mobili presenta onde schiumose e cascate d’acqua, fiori disposti a mazzi isolati, a tralci e le “rocailles”, fantasiosi accostamenti di conchiglie. Domina il gusto per la linea curva e si assiste ad un maggior impiego sempre più massiccio dell’intaglio. I mobili di ebanisteria sono impreziositi dalla presenza di ricchi bronzi dorati che scendono a cascata lungo gli spigoli (Jacques Caffiéri). I bronzi dorati giocano un ruolo molto importante nella decorazione dei mobili Luigi XV e ne aumentano il prestigio: sottolineano le curve del mobile, ingentiliscono le linee rette.
Lo stile è molto vario e ricco. Commode, consoles, angoliere, piccoli tavoli, secrétaire, bureau-plat. Leggerezza e sinuosità delle forme, spesso squisitamente femminili, sono tipiche del nuovo stile. Compare la doratura al mercurio: ogni singola sezione viene ricoperta da una mistura di oro e mercurio, poi sottoposta al calore a basse temperature, il mercurio si volatilizza lasciando un sottile strato d’oro. Il processo veniva ripetuto più volte. Molto diffuso è il mobile laccato. I sedili dello stile Luigi XV presentano nuove tipologie: le meublantes dette à la reine, dallo schienale piatto e le courantes o en cabriolet, con lo schienale avvolgente, da qui la chaffeuse (poltrona imbottita da caminetto), la bergère (poltrona imbottita con sedile e cuscino mobile), la voyeuse, la chaise longue (poltrona da riposo con sedile allungato, da cui derivano la duchesse e la duchesse brisée (con poggiagambe separato), la tête à tête (divanetto per due)… Ricordiamo ancora la commode, cassettone francese a curve bombate, la cui variante in miniatura è il comodino, e ancora il tavolo dalle varianti senza limiti apribile o allungabile, da gioco, da toilette, da lavoro, da cucito, da ricamo, da musica, guéridon, à cabaret (con piano-vassoio asportabile), il bonheur du jour (scrivania per signora composta da ante e cassetti, spesso con un tiretto segreto per la corrispondenza privata), le toilettes.
L’unico mobile di dimensioni notevoli nel Rococò è il trumeau o bureau-trumeau. Consiste in un corpo inferiore a cassetti e piccoli vani, mentre l’alzata con un ricco coronamento, sormontato da uno scrittoio a ribalta e da un’alzata ad ante. Lo scrittoio è a cassetti e piccoli vani, mentre l’alzata è divisa in ripiani.
L’amore per le belle cose, il comfort e la privacy è favorito da Madame Pompadour, assai vicina al Re. È il trionfo dell’ebanisteria. Antoine Gaudreau è il più importante ebanista di corte, come Pietro Piffetti è il più grande ebanista in Italia. Grande è il successo dello scrittoio o bureau plat, il sécretaire a battente con piano di lavoro ribaltabile e cassetti per le carte o a cilindro con piano di chiusura ricurvo e scorrevole.
Ogni singolo stato in Italia elaborò nel Settecento un proprio stile, il Rococò, retaggio del Barocco. Anche gli ambienti italiani come quelli francesi pur in misura minore, sono pieni di piccoli tavoli, di comodini, di guéridons, di specchierine, di commodes bombate con fronte a serpentina, di poltrone confortevoli e sedie imbottite. Il mobile italiano spicca per fantasia e colori, ma si assiste ad uno scadimento qualitativo nelle tecniche costruttive (si rifiniscono gli esterni con cura, ma non gli interni). Venezia è un caso diverso, qui il Rococò trova l’espressione più rappresentativa e slegata dal gusto francese. Il mobile veneziano si distingue per leggerezza, fantasia, senso del colore. La ribalta con alzata è il tipo più interessante di mobilia. Spesso ci sono inserti in vetro di Murano. Molto originali anche i cassettoni ‘a doppia’ o ‘a tripla’ mossa che si restringono sensibilmente nella parte inferiore, con gambe incurvate.
Il dilagare in tutta Europa della moda delle cineserie trova in Inghilterra un interprete in Chippendale che pubblica, nel 1754, la raccolta di disegni di mobili The Gentleman and Cabinet-Maker’s Director, una sorta di rivisitazione eclettica di tutti gli stili che sarà in auge tra 1760 e 1790.
Dalla metà del Settecento, con le riscoperte dei siti archeologici si assiste ad un rinnovato interesse per l’arte classica. Roma è la culla del ritorno al passato. Si avverte il desiderio di uno stile di maggior linearità e purezza. Commode, console, secrétaire, cabinet, bureau plat, piccoli tavolini, bonheur du jour (scrittoio-toeletta), letti a baldacchino, orologi a pendolo sono i mobili più diffusi. Nelle arti decorative neoclassiche un posto di primo piano spetta agli ebanisti lombardi, in particolare al milanese Giuseppe Maggiolini che elevò quest’arte a livello internazionale. Gli intarsi di Maggiolini erano famosi per l’utilizzo di più di 80 legni diversi. I suoi mobili erano caratterizzati dall’eleganza e dalla purezza di linee e proporzioni. In Inghilterra è l’architetto Robert Adam che dà il la al Neoclassico, disegnando commodes e consolles semiovali o rettangolari di derivazione etrusco-romana con fregi, ghirlande, festoni, greche, sfingi, grifoni. I legni utilizzati hanno un colore delicato, come il palissandro, la rosa, il pioppo. La libreria, altro mobile già in uso nel Seicento, diviene ora elemento centrale delle sale, ma non è autonoma, bensì facente parte delle pareti nelle quali è inserita. Le applicazioni sono spesso in bronzo dorato. Cresce l’interesse per le antichità greche, romane ed etrusche; l’incisore Giovan Battista Piranesi, in Italia, è fonte di ispirazione per molti artisti del tempo.
In Inghilterra, accanto a Robert Adam, a Chippendale, a William Kent, scoppia il furore Neo-gotico, con sviluppo in altezza, pinnacoli ed ogive.
Il Regency invece cade sotto la reggenza del principe di Galles che inizia nel 1811 e termina con la sua ascesa al trono nel 1820 come Giorgio IV. Lo stile che prende il nome da questo periodo arriva fino alla regina Vittoria, incoronata nel 1837. In Francia il Neoclassicismo si evolve verso lo stile Direttorio, poi verso lo Stile Impero ed infine verso la Restaurazione. Il Regency abbandona l’eleganza dello Stile Adam e va verso la purezza filologica delle forme romane, greche, etrusche, egizie; i mobili aspirano infatti ad essere copie fedeli degli originali antichi. I tripodi sono testimonianza di questo gusto. Onnipresenti le applicazioni in bronzo dorato. A Thomas Hope spetta la diffusione di questo stile, con la pubblicazione, nel 1807, del volume Household Furniture and Interior Decoration che accosta elementi antichi a elementi orientali.
Nel Luigi XVI, molto simile al Regency, proliferano, oltre al bronzo dorato, anche le applicazioni di porcellana o ceramica di Sèvres (in Inghilterra l’equivalente Wedgwood), marqueterie di metallo, decori in pietre dure o lacche. Lo stile è detto anche “etrusco” nella sua declinazione più severa.
Per quanto riguarda l’Italia forte è l’influenza dello stile Luigi XVI.
Lo Stile Direttorio(fino al 1804) è di transizione ed è caratterizzato da un progressivo andare verso lo Stile Impero. L’eleganza è ancora settecentesca, il legno preferito è il mogano, le linee tendono a divenire geometriche e le forme stilizzate; ai classici elementi del ritorno all’antico, greci, romani ed etruschi, dopo il 1789, anno della campagna d’Egitto di Napoleone si aggiungono sfingi, fiori di loto, piramidi, teste egizie, obelischi, palmette. Ancora presenti leoni alati, cariatidi, erme, zampe di leone, animali ed elementi mitologici. Sedie curuli, tripodi, tavoli guéridon, méridiennes (sofà all’antica), secrétaires, commodes, toilettes, letti (scompaiono le alcove che isolavano il letto dall’ambiente circostante e così il letto si presta a numerose varianti, tra le quali la variante en bâteau, all’antica e la variante alla turca), athéniennes (piccolo mobile a tripode avente funzione di fioriera, lavabo, candelabro o brucia-essenze) sono i mobili più diffusi del periodo. Nel 1791 vengono abolite le corporazioni ed ébénistes e menuisiers non sono più distinti. Iniziano la loro attività i due architetti destinati ad essere le stelle dell’Impero: Percier e Fontaine (nel 1801 esce Recueil de décorations intérieurs) che, insieme a Georges Jacob e figli (Jacob Frères) creano mobili straordinari.
Paola Cappitelli |
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