Segantini, quanti simboli tra le luci della Natura
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Giovanni Segantini, "Primavera sulle Alpi" |
Annie-Paul Quinsac, massima studiosa internazionale
dell'opera di Segantini, è la curatrice della mostra
dedicata al grande artista dell'Ottocento italiano,
ospitata alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia
dal 10 febbraio al 29 aprile. Intervistata da "Stile",
la Quinsac spiega come per quest'esposizione si
sia scelta un'impostazione che mette in risalto
l'importanza del Segantini simbolista nel periodo
"svizzero". Fra le tredici opere e i diciotto disegni
in mostra, che offrono un'idea completa dell'evoluzione
del percorso simbolista del maestro, un'attenzione
particolare va posta su "A messa prima", quadro-sintesi
del periodo "brianzolo", in cui si intravede l'esordio
dell'interpretazione, appunto, simbolista, con il
prete che sale le scale verso il cielo luminoso,
metafora dell'armonia tra uomo e natura; un altro
dipinto che merita di essere segnalato è la seconda
versione di "Ave Maria a trasbordo", realizzato
con la tecnica divisionista. Esposte pure un'imponente
tela che non si vedeva in Italia dal 1897, anno
della sua realizzazione: "Primavera sulle Alpi"
- che può essere interpretata come una sorta di
allegoria del rapporto, ancora una volta, tra uomo
e natura -, e "Petalo di rosa", la prima opera puramente
simbolista, in cui è rappresentata Bice, la compagna
del pittore, paradigma del risveglio, della vita
che si rinnova. In Segantini, spiega la studiosa,
simbolismo e naturalismo sono sempre comunque collegati:
la natura è per l'artista "una foresta di simboli";
grazie alla tecnica divisionista, egli riesce a
scomporre la luce in maniera tale da "trasferire"
sulla tela il trascendente, il divino presente nel
mondo reale. A contatto con i paesaggi e la luce
della Svizzera, la poetica di Segantini evolve verso
una dimensione panteistica, in palese affinità con
il pessimismo di Schopenhauer; allontanandosi dai
principi della fede cattolica, conserva una sua
intrinseca, profonda religiosità, che trova espressione
nel racconto "trasfigurato" della natura stessa.
Un appuntamento, quello proposto alla Guggenheim,
che segna un primo, decisivo passo verso la riscoperta
di un Segantini "universale", grande innovatore
sia nella visione che nella tecnica.
(l'intervista ad Annie-Paul Quinsac apparirà sul
numero di febbraio di Stile)