Segantini, quanti simboli tra le luci della Natura

Data 15 Gennaio 2001
Dalla rivista Stile
www.stilearte.it

Giovanni Segantini, "Primavera sulle Alpi"

Annie-Paul Quinsac, massima studiosa internazionale dell'opera di Segantini, è la curatrice della mostra dedicata al grande artista dell'Ottocento italiano, ospitata alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia dal 10 febbraio al 29 aprile. Intervistata da "Stile", la Quinsac spiega come per quest'esposizione si sia scelta un'impostazione che mette in risalto l'importanza del Segantini simbolista nel periodo "svizzero". Fra le tredici opere e i diciotto disegni in mostra, che offrono un'idea completa dell'evoluzione del percorso simbolista del maestro, un'attenzione particolare va posta su "A messa prima", quadro-sintesi del periodo "brianzolo", in cui si intravede l'esordio dell'interpretazione, appunto, simbolista, con il prete che sale le scale verso il cielo luminoso, metafora dell'armonia tra uomo e natura; un altro dipinto che merita di essere segnalato è la seconda versione di "Ave Maria a trasbordo", realizzato con la tecnica divisionista. Esposte pure un'imponente tela che non si vedeva in Italia dal 1897, anno della sua realizzazione: "Primavera sulle Alpi" - che può essere interpretata come una sorta di allegoria del rapporto, ancora una volta, tra uomo e natura -, e "Petalo di rosa", la prima opera puramente simbolista, in cui è rappresentata Bice, la compagna del pittore, paradigma del risveglio, della vita che si rinnova. In Segantini, spiega la studiosa, simbolismo e naturalismo sono sempre comunque collegati: la natura è per l'artista "una foresta di simboli"; grazie alla tecnica divisionista, egli riesce a scomporre la luce in maniera tale da "trasferire" sulla tela il trascendente, il divino presente nel mondo reale. A contatto con i paesaggi e la luce della Svizzera, la poetica di Segantini evolve verso una dimensione panteistica, in palese affinità con il pessimismo di Schopenhauer; allontanandosi dai principi della fede cattolica, conserva una sua intrinseca, profonda religiosità, che trova espressione nel racconto "trasfigurato" della natura stessa. Un appuntamento, quello proposto alla Guggenheim, che segna un primo, decisivo passo verso la riscoperta di un Segantini "universale", grande innovatore sia nella visione che nella tecnica.

(l'intervista ad Annie-Paul Quinsac apparirà sul numero di febbraio di Stile)