Tiziano & C., la scelta vincente della pittura tonale

5 giugno 2001

dalla rivista Stile


Domenico Capriolo, "Autoritratto", olio su tavola

Lo studioso Flavio Caroli spiega in un'intervista cosa differenzia la pittura veneta dalle altre scuole pittoriche del Cinquecento: un uso vibrante e sensuale del colore e uno spazio crescente assegnato al fondale, cioè al paesaggio e all'ambiente, che stanno alla base dell'idea di pittura tonale. La pittura tonale prevede in ogni punto della visione la stessa qualità della luce, un'unità luministica vera, che impregna di sé ogni oggetto dipinto, e questo è l'elemento fondamentale che crea lo stacco dalle altre scuole pittoriche. Il primo esempio di pittura tonale è identificato nella "Pala Pesaro" di Giovanni Bellini, e la sua più sublime maturazione avviene con Giorgione e Tiziano. Proprio con l'affermazione di questo modo nuovo di dipingere si impone la pittura di paesaggio, con i lavori di Bellini e di Antonello da Messina, che porta nella Laguna la lezione di Piero della Francesca. A Venezia, inoltre, giungono i paesaggisti fiamminghi a portare le loro innovazioni e fondamentale è anche la scoperta dei colori ad olio, che con la loro vivacità e trasparenza contribuiscono allo sviluppo della pittura tonale. Mentre Bellini inaugura l'assunzione di una chiave di luce e colore, vediamo che il grande Leonardo da Vinci parte da una matrice disegnativa, di origine fiorentina e che per collegare la figura e il paesaggio mette a punto la tecnica del chiaroscuro, assumendola dal disegni stesso. I casi di Bergamo e Brescia, poi, sono eloquenti per comprendere le differenze tra la pittura veneta e quella lombarda, di area milanese, basata su un forte realismo di matrice neo-gotica. La visione realistica in qualche modo incontra Tiziano, ma non si fa cancellare nemmeno quando il grande naestro manda il suo "Polittico Averoldi" a Brescia. L'autonomia della pittura lombarda si afferma nella concrezione materica delle cose che la distanzia dalla sublime retorica veneziana.