Bellezza e delirio del morire da
amanti
dalla rivista Stile
La morte degli amanti, č un tema particolarmente fascinoso, quanto mai "pertinente" al racconto dell'emozione indicibile dell'incontro fra i due estremi sentimenti (amore e morte, appunto), ad un'epoca, l'Ottocento, e alla sua pittura, o almeno ad un certo filone di essa. Al soggetto č dedicata un'intrigante sezione della mostra "La tempesta del mio cor. Il gesto del melodramma dalle arti figurative al cinema", in corso a Parma, Palazzo della Pilotta. Dall'"Imelda e Bonifacio" di Giovanni Pagliarini ed all'omologo "Imelda de' Lambertazzi presso il cadavere dell'amante" di Pacifico Buzio (Imelda e Bonifacio sono due amanti vittime dell'odio di famiglie rivali nella buia epoca medievale a Bologna) alla "Morte di Giulietta e Romeo" di Pietro Roi, dal "Nello alla tomba della Piadi Enrico Pollastrini " (Pia č la giovane e innocente moglie che Nello condanna erroneamente a morte) alla "Morte di Giovanni Maria Visconti" di Ludovico Pogliaghi (tratta da una tragi-commedia scritta da Carlo Porta e Tommaso Grossi nel 1818), fino al bellissimo "Paolo e Francesca" (gli sfortunati amanti del canto V dell'Inferno dantesco) di Gaetano Previati, la sezione si caratterizza quale spettacolare viaggio per dipinti tra vicenda individuale e mito collettivo, in un intreccio di intimitā e condivisione, volontā tenace e resa incondizionata ai superiori destini della Storia.
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Giovanni Pagliarini, "Imelda e Bonifacio", 1835 |
Neppure il filo conduttore che attraversa le opere,
accomunandole al di lā delle differenti sensibilitā degli autori,
sfugge a tali caratteristiche di "ambiguitā": dipanandosi, sciogliendo
l'intreccio in una biforcazione di capi che mette fianco a fianco,
in un itinerario parallelo, la robusta, solenne, ridondante teatralitā
del gesto e la sollecitazione convinta al sussulto del cuore.